Egregio dott Battaglia,
le scrivo in riferimento ai suoi articoli pubblicati in data 20 e 27 maggio sul quotidiano il Giornale.
Sono il presidente del Coordinamento Toscano Produttori Biologici, e rappresento quindi una parte di quei produttori che lei considera un pericolo per la sopravvivenza di milioni di persone.
Il suo amico chimico forse non si ricorda che un suo illustre predecessore Justus Von Liebig, dopo una vita spesa per creare le basi della chimica organica prima di morire lasciava un testo autografo che noi agricoltori biologici chiamiamo il testamento di Liebig.
Vi allego, sperando di fare cosa gradita, il testo tradotto di alcune parti di questo documento, che si commenta da solo.
Mi preme evidenziare che, come al solito, alla vigilia di un importante evento che promuove la coltivazione biologica, vengono pubblicati articoli che provano a sminuire il valore di questo importante metodo produttivo,
A giugno infatti a Modena dal 16 al 20 giugno si terrà il congresso mondiale IFOAM dell’agricoltura biologica. Si parlerà di bio ad ogni angolo della città, ma i sui articoli arrivano puntuali per smorzare eccessivi entusiasmi. Di questo le siamo grati, il bio è una cosa seria, che dovrebbe entrare nella cultura di tutti come l’unico sistema agricolo che permetterà un futuro alle prossime generazioni. E’ il sistema a minor utilizzo di energia per creare la stessa quantità di prodotto, è il sistema a minor uso di acqua e che ne rispetta le falde, (argomento sempre più pressante nel futuro). Inoltre il prodotto da agricoltura biologica è dimostrato essere qualitativamente migliore dal punto di vista organolettico, sanitario, ambientale e nutrizionale rispetto all’equivalente prodotto ottenuto grazie all’aiuto di input chimici.
Siamo abituati a sentire parlare di rischi del bio legati alla possibilità di sviluppo di tossine in quanto se mal conservati i prodotti possono alterarsi più facilmente non essendo trattati con conservanti e altri prodotti distribuiti in abbondanza nei silos e nei magazzini dei prodotti non biologici. Ma questo avviene se il prodotto è mal conservato, non se è biologico.
Poco si dice invece dei residui ammessi per legge e dell’effetto sinergico dell'associazione delle varie molecole che comunemente ci ritroviamo nel piatto. E' stato infatti calcolato che nutrendosi di alimenti convenzionali si assumono fino a 2kg l'anno di pesticidi fitofarmaci di sintesi. Per non parlare di quello che finisce nell’aria, nel terreno, nelle acque, nel corpo di chi li distribuisce.
Mai si spiega al consumatore cosa porta a casa insieme ad una cassetta per esempio di mele non bio: un bel pacchetto di prodotti tossici e cancerogeni, anche se considerati legali e innocui in quanto entro i limiti imposti dalla legge (“dose giornaliera accettabile” o ADI “Acceptable Daily Intake”).
Di rado si dice che le procedure per la valutazione dei rischi si basano su di un individuo adulto, sano, del peso medio di 60 kg.. Ma cosa comporta ad un bimbo magari non proprio in buona salute mangiare tutti i giorni questa miscela di residui? E ad un malato in ospedale? Raramente di dice che anche se i residui negli alimenti convenzionali restano all’interno del parametro ADI, ovvero della dose assumibile giornalmente per tutta la vita, senza apprezzabile rischio per la salute, si rischia di ingerire fino a 2kg l'anno di pesticidi.
Sarà forse per questo che le mense delle scuole e degli ospedali stanno passando al biologico?
Comunque tornando alla qualità e salubrità del bio vorrei ricordare che molte ricerche hanno dimostrato il contrario di quanto da lei affermato, ma so benissimo che si possono trovare altrettanti scienziati che dimostrano nuovamente la sua tesi. Quindi sorvolerei su quali ricerche sono di parte, quali letture dei dati sono guidate dalla volontà di dimostrare una tesi o l’altra, ma mi limiterei ad evidenziare che la maggior parte delle persone oggi preferirebbe vivere accanto ad un campo coltivato secondo i criteri dell’agricoltura biologica, preferirebbe mangiare prodotti a residui zero, vorrebbe sapere cosa c’è nei prodotti che compra. Peccato che le regole del mercato preferiscano invece non dover dire tutto e si facciano leggi che permettono di dire che un prodotto è OGM free anche se contiene OGM almeno fino allo 0.9%.
Meno male che il biologico nonostante i ripetuti attacchi da parte di molte testate giornalistiche riesca sempre poi a riconquistare quella fiducia che si merita, grazie soprattutto al contatto diretto tra i produttori e i consumatori che fra loro riescono a comunicare molto più di certi articoli. Quando in cittadino apre gli occhi e scopre cosa c’è dietro un allevamento intensivo e cosa invece significa un allevamento certificato biologico non bastano articoli denigratori a fargli cambiare idea e anche se con sacrifici continuerà a cercare la qualità certificata biologica.
Come promesso vi allego quello che noi chiamiamo
“Il testamento di Liebig ” e porgo i miei più cordiali saluti
Firenze 30 maggio 2008
Marco Bignardi