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La nostra posizione sulla proposta PAC PDF Stampa E-mail

In tutta Italia si ripetono ovunque convegni, dibattiti, tavole rotonde e seminari sul tema “La riforma della PAC dopo il 2014”.

Ne parlano le organizzazioni professionali agricole, ne parlano gli ordini degli agronomi, ne parlano fondazioni e partiti politici: dall'Accademia dei Georgofili, all'associazione “Alessandro Bartola”, dalle organizzazioni professionali, alle università.




Un tema comune a tutti questi incontri è la richiesta di riscrivere questa proposta, tutti evidenziano i limiti di questa riforma, pochi sono stati i momenti in cui si è sentito parlare bene di alcuni passi che in questa proposta sono invece evidenti. Pochi sono stati gli spazi di intervento per chi non critica completamente questa riforma. Poche sono state le parole spese a criticare quello che oggi è stata la PAC, il risultato di una politica nata 50 anni fa quando le esigenze erano diverse.

Noi rappresentanti del mondo del biologico vediamo più luci che ombre in questa proposta e temiamo che una rivisitazione, a questo punto delle trattative, sia molto rischiosa per quei passaggi che riconoscono al biologico un ruolo di modello di sviluppo, una priorità politica che è sempre mancata.

Abbiamo condiviso con UpBio (http://www.upbio.it/PAC.php) la nostra posizione sulla proposta PAC post 2014, in questo articolo evidenziamo la necessità di affrontare la proposta di riforma della PAC confrontandoci anche con il mondo produttivo, non solo con quello politico e della rappresentanza, ma anche con il mondo del biologico, con il mondo ambientalista, con i cittadini che sono poi i maggiori contribuenti della politica agricola comunitaria.


Non solo critiche quindi a questa proposta di PAC. Evidenziamo anche i punti di forza, finalmente un riconoscimento del ruolo centrale dell'agricoltura nello sviluppo e tutela della nostra moderna società.


  • Sì al greening, a misure di difesa ambientale, perché l'agricoltura può, e quindi deve, essere sostenibile. La terra è un bene comune e non può essere danneggiata da chi la coltiva, sopratutto non si può premiare chi abusa di fitofarmaci o non rispetta la biodiversità, chi fa un'agricoltura intensiva, anche se “mediterranea” come l'olivicoltura, la viticoltura o la frutticoltura, che sono tipiche dei nostri territori, ma oggi possono essere anche intensive e quindi tutt'altro che “green”.

  • Sì ad una definizione di agricoltore attivo che deve essere colui che tutela il territorio, che presidia anche le zone più marginali e a rischio idrogeologico, quelle zone che sono state abbandonate degli imprenditori agricoli perché non redditizie.

  • Sì ad un Capping, ad un tetto massimo ad azienda, per correggere quei metodi che oggi hanno permesso di far prendere milioni di euro a società che neppure sanno dove sono i terreni, nè cosa ci viene coltivato. Si ad un sistema di calcolo che premia chi impiega più manodopera e chi fa operazioni legate alla tutela ambientale.

  • Sì a normative semplificate per “i piccoli”, perché il costo burocratica della richiesta del contributo non superi il contributo stesso.

  • Si ad una ridistribuzione delle risorse ex novo correggendo quei criteri che hanno portato a distribuire l'80% delle risorse a solo il 20% delle aziende.

  • Sì ad una posizione sul bio sul secondo asse, misura che indica che il biologico è un modello di sviluppo e che deve essere premiato non solo perché agroambientale.


Altri “sì” possono essere trovati. Ci sono certamente anche molte ombre, ma dobbiamo stare attenti a non “buttare il bambino con l'acqua sporca”. La futura negoziazione è certamente il momento per barattare ciò che non va bene all'agricoltura dei paesi mediterranei con quello che non va bene a quella dei paesi nordici, con il risultato di stravolgere completamente la proposta di oggi annullando quelle luci che illuminano di biologico il documento di oggi.


Non lasciamo che a negoziare siano solo coloro che fino ad oggi sono stati dei privilegiati e che ora si sentono penalizzati, ricordiamo che, come dice Silva Rodrìguez, direttore generale della Commissione Agricoltura: “la Pac è una risorsa non soltanto per gli agricoltori, ma per tutti i cittadini dell'Ue. Bisognerà quindi coniugare competitività e ambiente, perché non può esserci competitività senza una tutela ambientale”... e gli agricoltori biologici lo sanno bene.

 
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